lunedì 29 ottobre 2007

Giovan Battista D’Achille



Sono nato in un piccolo borgo umbro , un luogo che amavo ed odiavo per la medesima ragione: la sua provincialità. Per quel che ricordo non avevo grandi amici allora e passavo le giornate a ficcare il naso in libri d’avventura, fumetti, vecchie commedie e mistery mouvie, disegnare, correre in bicicletta, e scrivere di tutto ciò. Con in più la sconsiderata voglia di localizzare ed esprimere cento vite diverse, perché non mi sentivo ancora in una precisa.. almeno finché una vita non mi trovò…Ho sempre avuto la necessità di osservare cose e persone, di cogliere intimi dettagli. Trasformarli in qualcosa di fisico come una fotografia mi piaceva come idea e del resto avevo modo di assecondare la divorante miscela di richiami e sensazioni che l’arte mi provocava. Sembrava inevitabile, non riuscivo a vivere se
non potevo esprimere questa sana forma di pazzia. Non ho frequentato scuole, ognuno ha un percorso diverso, penso semplicemente che se ami qualcosa devi riempirti di essa e seguire quella strada con assoluta dedizione, sfida e sacrificio, tenacia e passione: il resto non conta. Nemmeno la voce di chi continua a volerti dividere dalla tua pura inclinazione. Da cinque anni faccio fotografia in modo più cosciente, ho una mia ricerca che è diventata una splendida ossessione. Attraverso questo strumento cerco di scandagliare la natura umana. Facendo ritratti, cerco di avere un occhio interiore ed uno esteriore, perché il soggetto rappresentato sia sempre più vero e presente.. cosi che il suo mistero e il mio si intreccino, fermando qualcosa che altrimenti non sarebbe esistito.


Ho sempre creduto che ognuno racchiuda un mito, una sua potenziale inespressa grandezza, se riesci a sfiorare quel punto in cui è sepolto, allora la tua foto può anche restare e il tempo, può solo regalarle qualcosa!

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