domenica 11 maggio 2008

BINARIO 7: Gianluca Palazzolo



Prosegue la carrellata nella giovane fotografia e nelle proposte di una generazione che si sta costruendo una strada di autonomia espressiva. Questa volta si tratta di una sortita fuori sede, a Livorno, dove c'è un gruppo di attivi e volenterosi fotografi (oltre che giovanissimi e pieni di entusiasmo), che si è dato il nome di Binario 7 (sette quanti i partecipanti. Per saperne di più, nell'elenco a lato si può trovare il link al loro sito, che merita una visita). Periodicamente li presenteremo uno per uno. Per ora, per iniziare, propongo l'amico Gianluca Palazzolo, accompagnando le fotografie con un mio breve appunto sulla sua fotografia. Merita inoltre segnalare che l'elaborazione fotografica con cui si apre questo post è stata realizzata appositamente per questo blog, e la cosa, oltre a inorgoglirci, ci fa un grande piace.


Forse Gianluca è ancora in cerca di una sua strada nel mare magnum delle possibilità offerte dalla fotografia oggi, ma di certo c’è una grande vocazione. E se il suo percorso di tanto in tanto ha delle brusche sterzate sperimentali, c’è però un tronco di ricerca su cui si innesta tutto il resto, che fa da filo conduttore. Meglio ancora, c’è una intonazione di fondo costante, un temperamento caratteriale costante che permea tutte le sue immagini. È un mondo fotografico fatto di cose semplici, di piccoli oggetti quotidiani. Un mondo che non è per nulla sofisticato, privo di contorsionismi mentali o registici. L’occhio lenticolare dell’obbiettivo cattura ciò che lo circonda come se fosse ogni giorgno una scoperta, un contesto di luoghi conosciuti di cui mettere in luce aspetti nuovi, dettagli apparentemente di seconda importanza: una tazza vuota che dialoga con il romanzo che gli è stato poggiato accanto, oppure piccoli pupazzi messi in fila uno dietro l’altro, o un filo spinato che corre diagonalmente sulla fotografia, in mezzo a un manto erboso che si è trasformato in un intreccio di pennellate dorate.
Solo di recente è arrivata la scoperta dell’autoscatto, della macchina fotografica rivolta verso di sé piuttosto che verso l’esterno: l’approccio è rimasto lenticolare, propenso a una vista ravvicinata, o al gioco dei pieni e dei vuoti. L’autoscatto è come una misura della propria presenza davanti alla macchina fotografica, una sfida con se stessi per sperimentare su di sé una linea espressiva. A questo, poi, si aggiunga anche una propensione letteraria che qui si estrinseca in modo evidente nell’inserimento verbo-visivo di frasi e di lettere, di testo poetico che scivola sopra le figure…
Queste immagini, a volte, ci ricordano che anche la sfocatura, alle volte, può diventare ragione poetica. Il punto nodale sta infatti nella sincerità di approccio, in una assenza di superfetazioni, da un non voler gravare le immagini di più significati di quanti ne possano supportare: c’è una solare, disarmante semplicità. E in questo racconto delle piccole cose, alla fine, si legge in tralice il racconto di sé e, soprattutto, delle proprie inesauste curiosità verso ciò che ci circonda: interesse,questo, che ha ragione di esistere perché misto a un involontario ma leggero stupore.
Luca Pietro Nicoletti

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