
LUCILLA RESTELLI
“Madre Terra”
Dall’11 settembre al 4 ottobre 2008
Inaugurazione: giovedì 11 settembre ore 18,30
Si inaugura giovedì 11 settembre alle ore 18,30 presso la Fondazione Gianni e Roberto Radice – Via P. Mola 39 – Milano, la mostra personale di Lucilla Restelli, dal titolo Madre terra, a cura di Luca Pietro Nicoletti.
Lucilla Restelli nasce a Rho nel 1955 dove risiede e lavora. Ha frequentato corsi di disegno e pittura ed ha frequentato la Scuola degli Artefici di Brera. Dal 1989 partecipa a concorsi di pittura collezionando numerosi premi e segnalazioni. Nel 1998 apre il laboratorio artistico " L'Officina dell'Arte", dove si organizzano corsi di pittura e disegno, mostre, visite guidate e mostre (porta lo stesso nome anche la piccola galleria che gestisce in via Martiri di Belfiore 1, 20027 Rho). Nella sua lunga carriera ha sempre cercato nuove forme di espressione, si è accostata a più forme di arte, dalla pittura, che rimane la sua principale passione, alla lavorazione della ceramica, alla musica con lo studio del pianoforte.. Maggiori informazioni sull’artista al sito internet http://www.lucillarestelli.it/
La mostra presenta una selezione di dipinti e ceramiche raku dell’artista legate dal comune denominatore della logica informale con cui sono state realizzate. Lucilla Restelli interviene sul piano della tela o nel corpo dell’argilla refrattaria (vera e propria “madre terra”), con modo gestuale e disinvolto, lasciando che l’istinto e l’improvvisazione le suggeriscano la strada da seguire nel disporre il segno pittorico o nel plasticare con le mani. Dal raku, per altro, viene un gusto particolare per la materia scabra, porosa, che nella pittura si traduce in un ampio utilizzo del bitume per creare una base mossa e vibrante su cui intervenire col segno e col colore, talora graffiando la superficie o aggiungendo pigmento. La rapidità e la determinatezza nell’esecuzione, in questo, sono ingredienti essenziali. Ad accomunare entrambi i versanti del suo lavoro, poi, è un certo gusto per la preziosità del materiale, che volentieri si arricchisce di inserti di vetro o metallo per arricchire la qualità materica della terracotta o della tela: qualcosa è affidato al caso, ma il gioco sta, sostanzialmente, nel saperlo guidare dove si vuole!
Catalogo in galleria. Testo di Luca Pietro Nicoletti.
La mostra proseguirà fino al 4 ottobre con i seguenti orari:
dal martedì al sabato h. 15,30 -19,00
LUCILLA RESTELLI. RAKU, SMALTO E BITUME PER LA “MADRE TERRA”.
Luca Pietro Nicoletti
Anche se Lucilla Restelli inizia il suo percorso artistico con la pittura e solo in tempi recenti sia stata folgorata dal fascino grezzo della ceramica raku, sembrerebbe che sia comunque nata ceramista e che avesse in sé da sempre una vocazione per la modellazione della terracotta refrattaria. È utile partire da questa sua esperienza di plasticazione per inquadrare il suo lavoro e, in particolare, le sue manifestazioni più recenti.Sia per la pittura sia per il raku, infatti, bisogna collocare la sua produzione in buona parte in un discorso di espressione informale, di improvvisazione istintiva e gestuale: Lucilla avvicina il lavoro artistico senza calcolo, senza progetto, ma seguendo i suggerimenti che l’occasione, di volta in volta, propone; in parte si guida il lavoro, in parte si lascia che sia il lavoro stesso a guidare la mano. In un caso e nell’altro, comunque, il lavoro si deve risolvere in tempi brevi: non lascia tempo alla meditazione, bensì ha bisogno di decisioni rapide e immediate. Si rischia di più probabilmente, ma si hanno anche esiti inaspettati e sorprendenti. Aveva ragione Cristina Palmieri a dire che «potremmo quasi affermare che Lucilla si muova sulla materia inerte come su una tastiera, come se la sua mano suscitasse uno sgorgare improvviso di suoni, laddove i colori sono l'equivalente visibile e luminoso della sua musica». La rapidità e la determinatezza nell’esecuzione, in questo, sono ingredienti essenziali: qualcosa è affidato al caso, ma il gioco sta, sostanzialmente, nel saperlo guidare dove si vuole!
Lucilla Restelli comincia a lavorare il raku modellando oggetti, forme con una funzionalità d’uso come brocche, vasi, piatti, mostrando una sensibilità innata per le qualità informali del materiale: non ha mai pensato che la porosità della terracotta refrattaria o la lucentezza dello smalto potessero servire a ottenere effetti mimetici, o che si potessero applicare a soggetti di chiara riconoscibilità. Anche in questa prima fase, Lucilla mostra un fortissimo spirito informale che non aspettava altro che la forma pura per potersi definitivamente svincolare da uno scopo d’uso. Il passaggio è stato graduale ovviamente, e forse non c’è stata nemmeno una vera e propria transizione, ma un dialogo, una mutazione naturale. Il repertorio formale non è infatti mutato, ed è rimasto permanente e caratterizzante anche un certo gusto decorativo nel trattare, ad esempio, gli effetti del craquelé.
Tutta la produzione di questa artista non rinuncia mai a quel senso dell’ornamento lavorato, prezioso, barocco forse, ma nel senso in cui anche l’informale può essere barocco. A volte i suoi lavori mi ricordano delle placchette per dei gioielli, ma aumentati di scala: potrebbero essere monili per dei giganti! Le combinazioni di elementi e di materiali di Lucilla, infatti, hanno sempre qualcosa di prezioso, che non è dovuto solo all’uso dell’oro o del vetro, ma soprattutto ad una sensibilità per il colore e per il segno.Lo stesso si può dire per la pittura. Dal raku, per altro, le viene quel gusto particolare per la materia scabra, porosa, che sulla tela si traduce in un ampio utilizzo del bitume per creare una base mossa e vibrante su cui intervenire col segno e col colore, talora graffiando la superficie o aggiungendo pigmento: prima di dipingere, infatti, Lucilla elabora i fondi, cioè ricopre la tela con il bitume, trasformando la superficie pittorica in una epidermide sensibile fatta da increspature del materiale modellato a spatola. In questo modo ottiene una base per il colore che non è più neutra e indifferenziata: se dato liquido, ad esempio, il colore andrà a raccogliersi come in delle insenature, rimanendo invece più trasparente in altri punti.
Altre volte, invece, la superficie si arricchisce di interventi diversi, con inserimenti di foglia d’oro, oppure lasciando l’impronta di piccoli oggetti o di materiali naturali come foglie e rami. Tutto questo concorre a creare una texture complessa di segni e di effetti, di intrecci e di iridescenze che costituiscono una tessitura a più livelli. Solo quando interviene col colore, accantonando per un momento quel tono caldo e terroso che fa da motivo conduttore a buona parte del lavoro, la pittura si fa liquida, sottile, lasciando che sia il pigmento a spandersi sul piano. Nella maggior parte dei casi, però, c’è come un regime misto di colore e materia. Ciò che non cambia, però, è l’approccio al lavoro, il fatto di procedere a strati, per accumulo, più che per accostamento, di segni.In buona sostanza, Lucilla lavora sulla pelle della tela, la tortura di graffi e di incisioni, in un corpo a corpo con una materia viva e, direi, oltre che palpitante, respirante sotto la superficie: forse il respiro della madre terra.

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